
Lavorare, produrre, mangiare, evacuare, lavorare, dormire, mangiare, lavorare e ancora lavorare.
Una volta forse il lavoro nobilitava l'uomo. Oggi no.
Oggi come oggi, gli ambienti di lavoro (parlo di aziende, agenzie e lavori del terziario) sono al 90% covi di vipere e luoghi di frustrazione, dove la gente si lancia i coltelli alle spalle e dove l'etica, l'amicizia e il quieto vivere sono andati a farsi fottere, stritolati da arrivismo, colpi bassi, ritardi nei pagamenti, mazzette, leccaculismi, ingiustizie e guerra a chi incula di più l'altro: il fornitore verso l'agenzia, l'agenzia verso il cliente, il cliente verso il consumatore e via discorrendo in una sorta di matrioska degenerativa senza più vergogna.
Io sogno il giorno che non lavorerò più e vivrò di rendita (forse non manca molto ma non vorrei parlare prima del tempo), con l'unica preoccupazione di stare più tempo con mio figlio, andare a visitare mostre, musei, cinema, coltivare i miei hobby: scrivere, dipingere, conoscere nuovi amici e permettermi cose che adesso ho poco, pochissimo tempo a cui dedicare, tutto preso da questo "incubo" del guadagnare soldi, soldi e ancoras sti fottuti soldi.
Fanculo il lavoro che, per quanto bello sia, non sarà mai come vivere di una passione senza l'ansia del guadagno ad ogni costo.
E non mi annoierò. Ah questo è certo: io non mi annoierò mai perchè ho ancora un milione di cose da fare prima di schiattare. Ecchecazzo.
E per oggi, vai così.



postato da: xthepunisher alle ore 20:53 | Permalink | commenti (9)
categoria:pensieri, diario, critica, cinismo, indignazione, provocazione, ipotesi, ansia, confessione
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